Standard di colore e 14 giorni

Hai dati da Zona gialla di fronte Malattia di coronavirus Non abbastanza per andarsene Zona arancione. Non ancora Dpcm Dal 16 gennaio. O almeno non per Lazio. Il distretto, infatti, dopo le valutazioni settimanali dei dati di monitoraggio da parte della sala di controllo del Ministero della Salute odierna, e prevenendo ulteriori sorprese, rimarrà nella fascia di rischio medio pur contenendo, come garantito dalla Regione, tutti i dati all’interno dell’area specificata . Da settimane ormai. ”

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Non è un caso che ieri mattina tra i tecnici e gli addetti al monitoraggio regionale siano cominciate a circolare voci che il cambio di scenario – fino a quel momento praticamente certo – non sarebbe arrivato, e sorpresa e malcontento la fanno da padrone. “Non capiamo perché” spiegano. Qualcuno accenna ad una “decisione politica” presa per non disturbare la Lombardia (che dal 23 gennaio è in zona arancione dopo una rivalutazione dettata da tanti errori nei dati e potrebbe ingiallire dal 7 febbraio), mentre un’altra persona parla di una “Spiegazione” Shuffle “al testo del governo.

Direzione

Ma andiamo con ordine. I fatti sono che in tutto il paese, con pochissime eccezioni, la tendenza generale dell’epidemia sta chiaramente migliorando. Questo però non toglie che tutte le Regioni possano aspirare a un minor numero di vincoli a partire da domenica, cioè dal momento di attuazione del decreto con cui il ministro della Salute Roberto Speranza applicherà le indicazioni che la cabina di regia proseguirà anche oggi dopo aver analizzato i numeri. raccolti tra il 18 e il 18 gennaio 24. Sembra infatti che ci sarà poco, forse solo due, a cambiare il colore: la Sicilia, dal rosso all’arancio, e il Veneto, dall’arancio al giallo. gli altri? Bloccato nelle loro gamme di rischio. Nonostante i dati della zona gialla e nonostante siano già ufficialmente rimaste nella zona arancione per due settimane (l’ordine del ministro della Salute è stato firmato il 16 gennaio), nove regioni – Abruzzo, Friuli-Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Marche, Piemonte e Valle d’Aosta e Umbria – Ora con un’alta probabilità che non cambi colore prima del 7 febbraio.

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A spiegare perché, e di quella stranezza tanto discussa nel Lazio dopo una doccia fredda di ieri mattina, è il ministero della Salute. Infatti, fonti qualificate, nel tentativo di spiegare cosa potrebbe accadere oggi, l’articolo 2 cita il paragrafo 3 del Dpcm applicabile – quelle del 16 gennaio – e afferma che “iniziano le due settimane necessarie affinché un territorio superi la fascia di rischio inferiore dal momento in cui i numeri sono a portata di mano, i parametri si sono rivelati in accordo con quelli del range con limitazioni più lievi ”. Così, ad esempio, anche se l’indice Lazio Rt è sceso dall’1,1 del 15 gennaio allo 0,98 del 22 gennaio al attuale 0.73, la regione – cosa Non sono state fatte ulteriori valutazioni all’ultimo minuto – rimarrai nella regione. Motivo? La sala di controllo ha ottenuto i rating sui dati solo a partire dal 22 gennaio, e quindi non tiene conto del primo Settimana dei dati “contraccolpo”. Per questo la Lazio, come un chip La brava delle otto regioni sorelle (soprattutto Liguria e Piemonte, i cui governanti anche ieri si sono detti “fiduciosi” nel cambiare rosa), dovrà farlo. attendere la valutazione venerdì 5 febbraio, rimanendo nel Quartiere Arancio un’altra settimana. STOP “va spiegato ai ristoranti ea chi gestisce bar della Regione Lazio “Per loro è un disastro”. Contrariamente a quanto fatto in passato (si veda il caso delle discoteche in Sardegna quest’estate), è chiaro che la decisione non tiene conto delle esigenze dei gruppi professionali e finisce così ancora una volta con il penalizzarli.

gli altri

In ogni caso bisognerà sicuramente attendere la valutazione odierna. Intanto, oltre al Veneto (secondo Luca Zaia, RT è ora stabile a 0,62) e alla Sicilia (che da due settimane si è imposta in zona rossa) sperano anche Abruzzo, Calabria ed Emilia Romagna. In effetti, questi sono in arancione dall’8 gennaio. Nulla dovrebbe cambiare invece per Val d’Aosta, Marche, Puglia e Friuli-Venezia Giulia, Umbria (tra le più difficili degli ultimi giorni) e nemmeno per la Sardegna che ha già annunciato, in caso di soggiorno arancia, un richiamo al tar per un calcolo errato dell’indice R0. Da valutare, infine, la situazione della Provincia Autonoma di Bolzano che, in rosso, dopo un significativo calo degli indicatori, ha dovuto fare i conti con un aumento delle nuove positività.

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Ultimo aggiornamento: 29 gennaio, 01:31


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